La lettera di marzo dell’Équipe sociale e del lavoro.
Il recente film “C’è ancora domani” è uno spaccato di vita quotidiana di ottant’anni fa, la cui protagonista è una donna qualunque del dopoguerra, una figura in cui uno spettatore qualsiasi potrebbe riconoscere la propria madre o la propria nonna. Il film è un’occasione per riflettere perché evidenzia come, in Italia, sia cambiata la condizione della donna rispetto al passato, in termini di conquista dei diritti, indipendenza e dignità, a seguito di decenni di battaglie. In ogni caso, la situazione attuale non è uniforme, varia molto a seconda dell’area geografica di riferimento, e non solo nel nostro paese. Purtroppo, esistono zone del mondo in cui la donna è in una condizione di inferiorità naturale rispetto all’uomo. In tanti paesi, i diritti delle donne sono gravemente ridotti e la privazione della loro libertà è grandissima. Le donne subiscono mutilazioni fisiche, sono obbligate a matrimoni combinati o al matrimonio precoce (ogni anno sono almeno 12 milioni le ragazze forzate a sposarsi prima dei 18 anni). Il delitto d’onore, così come lo stupro da parte del partner è legalizzato e, addirittura, in 43 Paesi del mondo ancora oggi non esiste una legge per punire lo stupro da parte del partner.
